INTERVISTA CON LO STILISTA STORICO DI TAKE.TWO:
GIANLUIGI MARTELLATO

“Da 30 anni con Take.Two”

Intervistatore: Take Two è un marchio storico del panorama italiano, parliamo di 30 anni sul mercato con diversi fiori all'occhiello nel settore jeans e abbigliamento.
Può dirci quando lei è entrato a far parte per la prima volta nel team Take Two? E che aria si respirava al suo arrivo?

Gianluigi Martellato: Dopo aver ottenuto il diploma di perito confezionista, modellista e stilista, nel 1989 ho avuto l'opportunità di lavorare ai modelli della Dynamic Jeans, che deteneva il marchio TAKE TWO.
Avevo 19 anni. Ero un novizio nell'ambito, ma ricordo una strana sensazione, un misto di tensione ed eccitamento dettati dal desiderio di imparare il più possibile, ma anche di creare qualcosa di nuovo.
Infatti mi sono proposto sin da subito per il concept di nuovi modelli e, sebbene l'azienda avesse solo 10 dipendenti all'epoca ed io fossi l'ultimo arrivato, i fondatori apprezzarono il mio traino energico e mi dissero “un passo alla volta, vediamo cosa sai fare”.



I: E come è andata?

G.M: Dopo 5 anni di duro lavoro, da modellista sono passato a stilista. Take.Two lavorava con un importatore in Germania quindi possiamo dire che il marchio è nato prima li e poi in Italia, ma era ancora un prodotto di servizio: producevamo jeans per gli altri. Dopo un po' di anni, tuttavia, ho proposto di dare una svolta allo stile con innovazione nei tessuti, nei lavaggi, con gli accessori... e il boom è stato immediato, siamo cresciuti fino a 25 milioni di fatturato, e poi addirittura 58milioni nel 2006.


I: Secondo lei a cosa è dovuto un cambiamento di questa portata?

G.M: Take.Two prima era noto come marchio di servizio ma, nel momento in cui abbiamo alzato la testa con le nostre collezioni, i clienti hanno capito che non saremmo rimasti dietro le quinte per sempre.
In sostanza abbiamo guardato negli occhi i nostri competitor e abbiamo detto: “ci siamo anche noi”. Non abbiamo avuto paura di proporre tagli particolari e accessori preziosi, rivisitando il concetto del Denim in modo moderno, luxury in qualche modo. E' questo che facciamo anche oggi.



I: Parliamo del presente allora. A cosa pensa quando concepisce un nuovo capo? Ha un pubblico in particolare a cui fa riferimento?

G.M: Quando creo un capo cerco di metterci tecnicità ed innovazione. Mio padre era modellista di scarpe e fin da piccolo mi spiegava che con una scarpa si deve camminare per ore ed ore, è importante che il modello non faccia male, che l'altezza del tacco non leda alla postura, quindi alla schiena. Ecco, ho sempre cercato di applicare queste regole all'abbigliamento.
Un pantalone deve essere comodo, fasciare le gambe, la vita, sostenere il corpo trasmettendo una gran sensazione di comfort, come se il tessuto si adatti così bene da sembrare una seconda pelle; solo così si creano capi adatti al grande pubblico. Il nostro, infatti, va dai ragazzi/e attenti alla moda, ma anche a uomini e donne che amano sentirsi bene, a proprio agio quando indossano un capo.
Moda per noi non vuol dire coprirsi, ma esaltare il proprio corpo per trasmettere sé stessi agli altri sicuramente, ma anche per compiacersi.



I: Ha parlato di come suo padre abbia ispirato la sua filosofia in quanto stilista... possiamo dire che la sua vita e quella di Take Two si sono intrecciate per 30 anni?

G.M: E' chiaro che quando lavori fin da ragazzo in un brand e ci metti l'anima, la tua vita si lega giorno e notte ad esso, diventa una fonte di adrenalina di cui non puoi più fare a meno. Il sapore, l'emozione nel vedere prima di tutti un prodotto che per te è un'opera d'arte ha un valore incalcolabile. E' un sentimento più profondo della realizzazione professionale, si muove a più livelli, intellettuale, emotivo... affettivo.


I: Oggi molti nuovi brand si affacciano sul mercato per trovare un posto nel mondo della moda. Ha notato un approccio diverso degli stilisti emergenti rispetto alla sua esperienza personale?

G.M: Penso che oggi i nuovi stilisti diano preponderanza all'immagine più che alla qualità e tecnicità del capo. Personalmente ritengo che la trasformazione nella moda sia proiettata verso la tecnologia dei tessuti, da intendere questa come medium per l'esaltazione estetica.
Infatti è proprio attraverso una sapiente architettura sartoriale che è possibile esprimere la bellezza del corpo attraverso il capo, soprattutto quando si parla di Jeans. Credo che questo approccio sia venuto meno in questo settore, si tende spesso a soddisfare lo sguardo dimenticandosi che il corpo umano non è fatto solo per guardare, ma per muoversi, sentire, esprimere.



I: Sono questi quindi i valori cardine di un brand che vuole affermarsi su scala nazionale?

G.M: Ne sono convinto. Se pensiamo alle grandi catene di distribuzione come ZARA o H&M, ci rendiamo conto che è impossibile inseguire questi colossi mentre propongono una nuova collezione ogni mese. C'è ormai una certa massificazione dell'abbigliamento, quindi ritengo che curare la nostra collezione con l'acribia della boutique sartoriale sia il metodo migliore per soddisfare i nostri clienti. La ricetta in sintesi è ritornare alle origini, cioè riuscire a fare ricerca per proporre esclusività.
Per questo abbiamo ampliato l'assortimento delle nostre collezioni con un Total Look del tutto nuovo, ma che rispecchia appieno il diktat che ha da sempre accompagnato Take.Two:
“Vestire per coprirsi non è moda. Moda è apparire con esclusività”.



I: Uno sguardo al futuro: Take Two nei prossimi anni. Obiettivi? Desideri? Idee?

G.M: Le jeanserie note, da un decennio a questa parte, stanno scomparendo perché non hanno seguito le esigenze del mercato. La nuova TAKE TWO mira a dare risposte concrete e rilanciare un brand in tutta Europa, partendo dall'Italia, ma anche dalla Germania e dall'Austria.
Stiamo curando di più la comunicazione, siamo negli stadi di Serie A in Italia, sulle riviste televisive nazionali, e abbiamo iniziato una campagna web piuttosto serrata su tutto il territorio; l'obiettivo è farci conoscere meglio dal grande pubblico, far sapere che siamo presenti, forti, carichi di idee e di entusiasmo.
In sostanza non vediamo l'ora di scoprire come vengono accolte le nostre nuove collezioni, e confidiamo di aver lavorato bene per soddisfare al meglio i nostri clienti.